Esportare un video in Premiere: si sa quando inizia ma non si sa quando finisce. Allora perché perdere più tempo di quello che serve? Nella finestra di esportazione in Premiere Pro CC ci sono molte opzioni. Sapere come usarle ci permette di velocizzare l’esportazione e di ottenere il meglio dal nostro filmato.

Maximum Render Quality

Chissà perché Adobe ha deciso di nominare così questa funzione. Il suo nome è fuorviante e sembra avere a che fare con la qualità di rendering in generale. L’opzione, invece, serve a ridurre eventuali problemi di aliasing esportando ad una risoluzione più bassa di quella della timeline.

Quindi, se abbiamo esportato da HD a SD o da 4K a HD e vediamo bordi scalettati o dettagli che “friggono” possiamo provare a ridurli abilitando l’opzione. Se esportiamo nello stesso formato della timeline, abilitare questa opzione non ha senso. A meno che non abbiamo voglia di fare una pausa caffè più lunga.

Prima di esportare l’intero filmato, è meglio fare una prova su uno spezzone breve. Se il problema di aliasing si riduce o scompare, vale la pena esportare il video abilitando Maximum Render Quality, altrimenti è inutile.

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Render at maximum depth

Premiere Pro CC renderizza i filmati alla profondità colore del codec di output. Un H264 per il web sarà renderizzato a 8 bit, un ProRes HQ a 10 bit. Abilitando questa opzione l’immagine viene elaborata a una profondità colore di 32 bit.

Sono pochi i codec che supportano i 32 bit profondità colore (ad esempio il DPX) e spesso sono usati solo in produzioni di alto livello.

Allora perché abilitare questa opzione? Perché potrebbe produrre risultati migliori se abbiamo eseguito in timeline operazioni di compositing complesse o abbiamo usato, sulla stessa clip, più plugin a 32 bit che hanno prodotto un banding evidente o problemi simili.

Premiere Pro CC elaborerà internamente gli effetti a 32 bit e il filmato verrà esportato alla profondità colore del codec di output. Questo a favore di un tempo di rendering più lungo e un maggiore utilizzo della RAM.

Come nel caso precedente, l’opzione render at maximum depth andrebbe usata solo se necessario. È utile fare un test su una porzione di video e verificare se l’opzione riduce o risolve l’eventuale problema.

premiere pro cc render at maximum depth

Frame Blending (Premiere Pro CC 2014 o precedenti)

Fino a Premiere Pro CC 2014, questa era la sola opzione disponibile per ridurre i problemi di export a un frame rate diverso da quello della timeline o in timeline con clip a frame rate diversi.

Senza quest’opzione, Premiere Pro CC utilizza il metodo del frame sampling. Se il frame rate della clip è maggiore di quello della sequenza, Premiere elimina dei fotogrammi, se è minore li duplica. Questa operazione produce piccoli scatti più o meno percettibili in base alla scena.
Il frame blending, invece, interpola i fotogrammi usando delle micro dissolvenze. L’illusione di fluidità è maggiore ma l’assenza di difetti non è garantita. Anche il frame blending potrebbe produrre artefatti più o meno evidenti.

L’opzione può essere usata anche per ridurre eventuali problemi in clip con retiming. In questo caso, per ridurre i tempi di rendering, conviene abilitare il frame blending sulle singole clip e lasciarlo disabilitato nella finestra di export.

premiere pro cc frame blending

Time Interpolation (Premiere CC 2015)

In Premiere Pro CC 2015 troviamo l’opzione Time Interpolation in cui è stata aggiunta l’opzione optical flow. Grazie all’interpolazione avanzata dei fotogrammi, l’optical flow cerca di ridurre al minimo quei difetti che potrebbero essere visibili usando il frame blending. In questo modo, l’immagine risulta generalmente più fluida. I tempi di rendering sono maggiori e non è comunque garantita l’assenza di artefatti.

Possiamo usare questa opzione se vogliamo tentare una conversione di frame rate di qualità senza ricorrere necessariamente ad opzioni hardware come il Teranex.

premiere pro cc time interpolation

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