cos'è un dcp

DCP è l’acronimo di Digital Cinema Package. In breve è l’equivalente digitale della pellicola per la proiezione dei film nei cinema.

Ma in pratica, cos’è un DCP? Un DCP non è che una cartella coi file necessari perché un film venga letto da un server di proiezione, cioè un computer configurato secondo alcuni standard specifici definiti dalla Digital Cinema Initiatives (DCI), un consorzio di grandi studi cinematografici nato nel 2002.

In un DCP, audio e video sono incapsulati nel contenitore MXF. Metadati e informazioni supplementari sono, invece, in formato XMLIl video è compresso in jpeg2000 con un data rate fino a 250 Mbps e l’audio è codificato come PCM 24 bit.

Il processo di creazione di un DCP

Esistono diversi software per creare un DCP e anche il tipo di file sorgente può variare in base alla lavorazione.

I DCP di film con grossi budget sono creati a partire da un DCDM (Digital Cinema Distribution Master): una sequenza di immagini non compresse in formato DPX o TIFF codificate nello spazio colore XYZ. Per lavorare con file di queste dimensioni è necessaria una capacità di archiviazione molto elevata.

I DCDM sono usati anche per la generazione di nuovi DCP o per evitare di ricomprimere tutto il film quando lo si distribuisce in più lingue. Il questo caso, verranno ricompressi solo i fotogrammi dove ci sono titoli o grafiche che sono state tradotte.

Il processo di conversione dello spazio colore avviene, generalmente, in studi con dispositivi colorimetricamente calibrati. Se il DCDM proviene da un film in pellicola, la taratura è ancora più accurata e complessa. In questi casi, il film viene controllato proiettando la versione in pellicola ed il DCP, fianco a fianco, per verificarne la corrispondenza ed eventualmente fare delle correzioni creando delle LUT specifiche.

Per le produzioni più piccole si parte da un DSM (Digital Source Master). Il DSM è il master del film così come viene esportato dopo il montaggio. Per esempio, può essere un ProRes o un DNxHD. I DCP di alcuni trailer e pubblicità, proiettati in piccoli cinema, vengono addirittura creati a partire da un file H264. Il DSM viene convertito dallo spazio colore REC709 a XYZ quasi sempre direttamente dal software di encoding con delle LUT predefinite.

Trasporto e consegna del DCP

I DCP vengono generalmente consegnati su media fisici. In particolare, viene usato il CRU DX 115, un hard disk da 3.5″ montato su un’apposita slitta per permettere ai server dei cinema digitali (D-Cinema) di velocizzare l’ingest, cioé l’acquisizione del film. Il DX 115 può essere utilizzato anche tramite adattatore USB (Move Dock) per copiare i dati da qualsiasi computer.

Un DCP può essere copiato su altri tipi di media fisico. Hard disk usb e memorie flash sono accettate in molti cinema. Si possono usare anche DVD o Blu-Ray ma non sono metodi di consegna standard né consigliati.

I server per il cinema digitale sono spesso basati su Linux. La DCI specifica che gli hard disk devono essere formattati nel formato ext2 o ext3 con inode 128. Ci sono server in grado di leggere anche hard disk NTFS, FATHFS; questi filesystem, però, non sono conformi allo standard e non dovrebbero essere utilizzati a meno che non sia specificamente richiesto o si è sicuri che il film sarà proiettato da un server che li supporta.

Gli hard disk vengono normalmente riposti in apposite valigette, tipo Pelican, impermeabili e antiurto, e consegnati fisicamente al cinema tramite corriere. Possono essere usati anche metodi di consegna esclusivamente digitale come le connessioni satellitari dedicate o le connessioni internet a banda larga.

pelican case

Ingest e proiezione

Una volta ricevuto dal cinema, il DCP viene ingestato. Il suo contenuto viene copiato sul server D-Cinema collegato a un proiettore. Sia il server che il proiettore devono rispondere agli standard DCI. Una volta terminato l’ingest, l’hard disk del DCP viene rimosso e la proiezione avviene tramite la copia sul server.

Criptatura

La maggior parte dei DCP distribuiti commercialmente vengono criptati. Il criptaggio non è necessario perché il DCP sia conforme agli standard ma serve come protezione anti-pirateria. Come tutti i supporti informatici, senza criptaggio un DCP potrebbe essere copiato ed il film distribuito clandestinamente.

Perché siano letti da un server D-Cinema, i DCP criptati hanno bisogno di un KDM (Key Delivery Message): una chiave che ne decodifica il contenuto.

Un uso tipico del KDM è quello di permettere la proiezione del film solo in una determinata finestra di tempo e solo dal server per il quale il KDM è stato creato. Ad esempio, se il server è guasto e va sostituito o si cambia sala di proiezione all’ultimo momento, bisogna richiedere al distributore un nuovo KDM per il nuovo server.

Questo sistema è molto efficace ma aggiunge un certo livello di complessità sia alla creazione che alla gestione del DCP. Comunemente, per festival e premi cinematografici, in cui i cambiamenti all’ultimo minuto possono essere frequenti, si creano DCP non criptati a meno che non ci siano delle esigenze specifiche.

kdm

Dcp e archiviazione

A differenza della pellicola, che era contemporaneamente un formato di distribuzione e di archiviazione, il DCP è considerato un formato di distribuzione. Il file è tipicamente più compresso rispetto al formato sorgente e l’uso dei KDM rende difficile se non impossibile l’utilizzo delle copie al di fuori della programmazione nelle sale. Nonostante ciò, essendo un formato sempre più standardizzato, insieme al DCDM o al DSM ci sono strutture che archiviano anche copie del film in formato DCP non criptato.